Suz: One is a crowd

Sabato, 09 Marzo 2013 12:28


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Tre anni dopo l’album d'esordio "Shape of Fear and Bravery", Suz ritorna con il suo secondo lavoro, One Is A Crowd uscito il 31 gennaio per la torinese No.Mad Records di Epitome e Ezra (Casino Royale, Dub Pigeons, Bratski Krug), quest'ultimo produttore e fedele collaboratore della cantautrice bolognese, insieme ad AlessioManna, storico bassista dei Casino Royale, coautore di ben quattro brani del disco.



Il nuovo disco rappresenta un passaggio molto importante per la carriera artistica di Suz, sia per la maturità stilistica sia per l'evoluzione musicale, entrambe raggiunte dopo una lunga gestazione ed un'attenta cura dei particolari. Dentro “One Is A Crowd” convivono richiami a “Get it On” di
Marc Bolan e a “I quattro quartetti” di Eliot ( “Let One Be A Crowd”); le note del title theme del film “The Yakuza” di Sydney Pollack (campionate nel chorus di “To Here and Now”) e persino alcune citazioni di Shakespeare (in “A Thousand Deaths” e in “Out of The Blue”). Da questo disco emerge tutto l’amore di Suz per l'hip hop, in particolare nel singolo “Distant Skies (Don’t Say A Word)” che gode dell'apporto dello storico produttore americano KutMasta Kurt (Kool Keith, Beastie Boys, Blackalicious ma anche NoMeansNo e Circle Jerks); “One Is A Crowd” spazia dal soul alla black music d'oltreoceano, dal Wild Bunch di Bristol (con le sue storiche vocalist da cui Suz ha chiaramente tratto ispirazione) fino all'elettronica inglese tra Ottanta e Novanta. Tuttavia lo sguardo è rivolto anche al futuro, come si avverte ad esempio in un brano vertiginoso come “Frailest China”.


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Tra gli ospiti anche
Angela Baraldi ed Estel Luz, grane vocali insostituibili nel brano “Distant Skies (Don’t Say A Word)”.L'artwork del disco è stato realizzato da Zooographia, mentre la grafica del singolo è di Enjoy Falling (Francesco Eppesteingher): tutte le illustrazioni usate sono state tratte dal libro "Kunstformen Der Natur" (1904) di Ernst Haeckel.


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Susanna La Polla, in arte Suz, muove i primi passi musicali tra gli anni ’80 e ‘90 partecipando nel 92 ad Arezzowave: se oltreoceano sono l'hip hop e le tante forme di transizione dal punk al post-hardcore a dettar legge in quel periodo, oltremanica è il trip hop del Wild Bunch a tracciare traiettorie imperiture ed influenti. In Italia è l'epoca notoriamente caratterizzata dalle posse, dalle autoproduzioni indipendenti, dai centri sociali e Bologna è uno dei luoghi nevralgici di questo circuito. Suz esordisce significativamente come corista e vocalist di Papa Ricky, uno dei principali mattatori della scena reggae e raggamuffin nazionale, e alla fine degli anni ‘90 come cantante del gruppo punk rock Sushi à la Santory insieme a Riccardo Pedrini (Nabat, Wu Ming). A coronamento di questo lungo, articolato e consapevole percorso, nel 2009 Suz pubblica il suo album d’esordio, “Shape of Fear and Bravery”, seguito a breve distanza da “Shape of Fear and Bravery Remixed”. Nel frattempo Suz entra a far parte del progetto Weight and Treble insieme a Massimo Carozzi (Zimmer Frei, El Muniria) e Manuel Giannini (Starfuckers) esplorando in questo il lato più dub della sua sensibilità musicale. Tra le diverse collaborazioni non si possono non citare quella con lo storico bassista dei Casino Royale AlessioManna e il suo nuovo progetto Black Job, con il produttore e beatmaker Macromarco nel brano “Underworld” e con il dj e producer Ferdinando Miranda aka Dj Pandaj.