Radio Vernacoliere: Con Mario Cardinali

Domenica, 29 Aprile 2012 21:37



cardinali mario


Una premessa d’obbligo, quando si parla di corruzione politica, è dire che nei partiti c’è anche tanta gente onesta. Oddìo, tanta...

 

 

 

E poi bisogna vedere cosa s’intende per onestà. Non si è disonesti solo a rubare, lo si è anche a tacere delle ruberie altrui.



Onesti comunque tanti militanti. Gli iscritti, quelli che credono ancora che i partiti siano gl’interpreti e i propulsori degl’interessi generali, che rappresentino ancora dei “valori”.

Come da molti è stato detto dei militanti leghisti. Di quel “popolo padano” deluso e incazzato per i furfanti infine scoperti anche fra i loro dirigenti, quelli che la Padania gliel’hanno inventata coi riti celtici e con le urla contro “Roma ladrona” – della quale tuttavia non hanno mai disdegnato onori e prebende in cariche di governo, oltre alle cascate di finanziamenti di pubblico denaro, quello anche del popolo italiano, di cui hanno profittato da ladroni anch’essi.

E i giornali giù, a far servizi sui “valori” traditi del povero popolo leghista, sulla sua fede adamantina vilipesa...

E nessuno, o quasi, a ricordare che fra i valori della Lega c’è fondamentale anche la xenofobia, quando non si arriva addirittura al razzismo più esibito. Nessuno a ricordarsi, insomma, nemmeno dei vari Borghezio e Gentilini, e neppure delle più incivili leggi antimmigrazione fomentate dai cosiddetti discendenti di Alberto da Giussano.

Ma tant’è, bisognava compiangerlo, il popolo padano, e ammirarlo nella sua voglia di far pulizia dei traditori della causa, inducendo a dimissioni e comminando espulsioni. Magari nella Lega, visto che negli altri partiti d’espulsioni non si è mai parlato e le dimissioni continua a non darle praticamente nessuno dei tantissimi inquisiti nei più vari malaffari, protetti anzi dall’omertà “garantista” della casta.

Restano se stessi, gli altri partiti, i più grossi e dominanti almeno, e se li accusi d’essere ormai più che altro ricettacolo d’affaristi d’ogni tipo, di rappresentare ormai soltanto gl’interessi propri e i propri privilegi, di non voler far finire più la grande abbuffata di regime, di non aver mai denunciato essi per primi nemmeno uno dei tanti malaffari al loro interno senza dover sempre aspettare la magistratura, di cercare ogni volta rimedi inventando qualcosa da calare di nuovo dall’alto ad irretire la base anziché  esprimerne i bisogni dal basso, se insomma gli dici è l’ora di finirla ti tacciano di qualunquista e disfattista, t’additano a fomentatore di populismo e demagogia, t’infamano sprezzanti dell’accusa più di moda ormai, l’antipolitica foriera di morte per la democrazia.

E ti chiamano nuovamente al voto, per salvare la democrazia. Quando invece continuano a voler salvare solo se stessi, la loro occupazione della società in ogni campo, spartendosi in politica, in economia e perfino in religione le fette della grande torta. E qualunque cosa tu voglia, dal lavoro in primis, devi passare da un partito o da una lobby o da una chiesa o da una cosca. Si chiamavano raccomandazioni, un tempo. Oggi sono la politica. La loro politica, la vera antipolitica. Il modo di gestire il paese come una grande riserva di caccia e i cittadini come marionette utili a confermarli ogni volta ai posti di privilegio e di comando, ogni volta ricattandoli con la democrazia da salvare, l’ordine da preservare, la religione da ossequiare e le mafie da temere.

Ma chi non vuol più tapparsi occhi e naso dovrà pure trovare il coraggio, o la disperazione, di cominciare a ricercarla in se stesso la democrazia, scendendo in campo direttamente con le proprie idee e i propri bisogni, insieme alle idee e ai bisogni dei tanti, tantissimi altri come lui.

 

Mario Cardinali